Dissertazioni

mercoledì 29 dicembre 2010

Ritorno a casa


 

E’ un po’ di tempo che nessuno va a casa mia.
Così, per farla breve, casa mia si sente un po’ sola.
Io sono uno dal cuore tenero, che non ce la fa a starsene impassibile se qualcuno sta triste. Ed è essenzialmente questo il motivo per cui sono tornato.
A casa mia.
Qui tutto è come l’avevo lasciato. La cucina, il camino, la mia stanza. C’è il cassetto con le foto. La tastiera, la chitarra, i cd. Ci sono i quaderni di scuola, i libri che ho letto e quelli che mi ero ripromesso di leggere. Ma il mio odore faccio quasi fatica a distinguerlo tant’è il freddo che s’è insinuato nelle pareti. Si sente che manca il calore umano.
Poi mi sono sdraiato sul letto. Ho guardato un po’ il soffitto, proprio come facevo un tempo, quando mi svegliavo la mattina per andare a scuola, quando pensavo che quello era il giorno che avrebbe interrogato filosofia e restarmene a letto mi sembrava la cosa più bella del mondo.
Ho chiuso gli occhi e sono tornato bambino; come mi piacerebbe fare tante volte. C’è mia madre che viene a svegliarmi perché la colazione è pronta. Il nuovo giorno entra nella stanza e tutti i sogni della notte non mi sembrano poi così impossibili... perché uno, da bambino, non è tanto bravo a scindere le due cose. Uno crede che si può fare tutto. Crede a Babbo Natale, alla befana, all’albero azzurro. Uno crede a quei film dove anche se tutto va male alla fine c’è sempre un eroe. E quell’eroe puoi essere tu.
Poi mi sono alzato, è meglio non farle troppo lunghe certe visite.
Che a fermarsi troppo in un posto uno finisce per non riuscire ad andarsene più via.

Però volevo chiederti se stasera c’è una stanza libera nel tuo cuore, per me.

(Glendalough - Johnny I hardly knew ye)

2 commenti:

Isabel ha detto...

Ecco vedi...poi quando leggo, leggo.
E non rimango delusa.
Always.

Love ya,
Bells.

TuristadiMestiere ha detto...

delizioso

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