Dissertazioni

venerdì 23 luglio 2010

Please, release your power



Mi ci vorrebbe una dose extra di caffè ma già non reggo quella base.
Mi ci vorrebbe una sostanza stupefacente nel senso che devo vederci meglio di come ci vedo ora.
Mica devo vedere cose che non esistono, devo vedere bene quelle che già ci sono.

Ho pensato che tra meno di quello che ho ipotizzato succederà quello che non voglio che succeda.
Inevitabilmente.
Tuttavia sono fermamente convinto che anche di fronte all'unica cosa che potrebbe succedere mi sorprenderò  perché sono fatto così: imprevedibile e imprevisto.
Le cose piatte sono monotone, prive di interesse.

Ho una distesa interminabile di caratteri neri su bianco da leggere... parole su parole, castelli di parole, grattacieli di parole, universi di parole, infinit... va beh, poco meno di duecentocinquanta pagine che, però considerando il tempo che mi rimane, sono fin troppe.
Ma mi piacciono le sfide impossibili, il lascia o raddoppia, on/off.
E mi butterò a capofitto penna nera inchiostro liquido e evidenziatore rosso rossetto tra parole che vedo volare nella stanza.
Seguono la musica.
Due accordi.

Ho bisogno di un altro po' di energia, quanta carica è rimasta?

(The Strokes - Reptilia)

mercoledì 21 luglio 2010

Ce la farò a fare quello che devo fare, senza fare quello che avrei dovuto già fare??






Cavedago, 21 Luglio 1980
22 gradi centigradi

Lidia,
scriverti ora è un po' come parlare ai matti: non sai mai come potrebbero prenderla; non sai mai come potrebbero reagire.
Scusami.
Lo so, lo so che avrei dovuto farmi sentire. Scriverti. Chiamarti. Ma il tempo e il mondo mi hanno costretto in questa stanza più di quanto abbia voluto fare io stesso.
Molto di più.
Dev'essere successo qualcosa di terribile là fuori... per fare tutto questo trambusto. Ma non posso, ancora non posso uscire da qui.
Tra le case che ti ho detto si aggiravano dei vecchi con un accento strano. Cercavano carte dell'epoca in cui si parlava di lei.
Ho fatto finta di niente.
E' così strano che tipi come questi si siano presi la briga di annotare per filo e per segno quello che faceva. Perchè uno dovrebbe spiare uno straniero così?

Lidia, non so ancora cosa fare, se tornare da te o continuare questo folle inseguimento che mi sta portando dritto dritto alla pazzia. Ho paura ma non riesco a togliermela dalla testa.
Che fine ha fatto?
Non ho più idee, non ho più un soldo e me ne sto tutto il giorno qui dentro, cercando di fiutare il suo odore, come un cane
Vorrei solo un indizio... per capire come muovermi, cosa fare, dove andare.
Starò qui ancora qualche giorno, il vecchio al Mulino ha detto che ha una cosa per me.
Non so se fidarmi.

Ora vado.
(Black Rebel Motorcycle Club - Restless sinner)

giovedì 15 luglio 2010

Dal fronte


 


Àprica, 13 agosto 1976

Lidia,
mi manchi.

Ormai la guerra è finita da un po' ma ho ancora tanta, troppa paura. Ho la sensazione che da un momento all'altro qualcosa di inevitabile si porterà via la finta calma di questo paese.
Giù a Teglio la gente sorride; crede che una cosa come quella basti a mitigare gli animi, a spegnere i bollori.
Io no.

Per me una cosa non è veramente finita finchè non è morta, e lei non è morta.
Àprica è aspra, sa di roccia e terra. Quelli che ci vivono sono austeri, rigidi e insidiosi come i sentieri della loro montagna.
Ci ho pensato spesso, in questi giorni, a com'era: affabile, incantevole, misteriosa e piena di aspettative.

Come tutte le cose, all'inizio.

Lidia, vorrei partire, correre da te.
Ma non posso.
Nonostante la paura, il terrore con cui convivo tutto il giorno e gli sguardi sospettosi della gente di qui, non posso ancora andarmene.
Il mistero mi chiama a sè. Lei mi chiama a sè. Quando la vidi per la prima volta ebbi il presentimento che non avrei più potuto farne a meno. E così è stato.
Ad Àprica gira voce che da piccola si sia persa dalle parti dello Stelvio. Quando ne fece ritorno la trovarono così maledettamente bella che non fecero altro che guardarla per giorni interi.
Ma non si seppe mai... cosa la trasformò.

E ora se ne sta lì, come se nulla fosse.

Devo scoprirlo.

Aspettami, Lidia, farò presto ritorno.
Ma ora devo andare.

lunedì 12 luglio 2010

Wayfaring stranger






Io non lo so da dove vengo.
So dove sono nato, dove sono cresciuto.
So la scuola che ho frequentato, grossomodo i voti che prendevo, dove andavo bene e dove invece no.
Ricordo i volti e i modi delle persone che ho incontrato. Le facce. Le espressioni.
Ho alcune foto chiuse in un cassetto di quando ero piccolo, biondo con gli occhi chiari.
Ricordo tutte le figuracce che ho fatto e potrei elencare una ad una quelle volte che sarei voluto farmi piccolo piccolo e mandare indietro il tempo per cancellare l'accaduto.
Ricordo le volte che sono caduto e che mi sono fatto male, le cicatrici, il sangue.

Ma nonostante tutto questo, io, non lo so da dove vengo.
Forse vengo dal bosco, dove vado a passeggiare quando voglio stare solo. Io e me.
Forse vengo dal vento, per come sono effimero.
Forse dalla pioggia, per come mi butto giù o per come accarezzo le cose.
Forse dalla notte per come avvolgo tutto nel buio e nel silenzio.


Ma i miei ricordi più vivi sono cose che, a pensarci, non hanno nessuna importanza: il modo in cui dicevo "ho tre anni", la sabbia vicino la strada dietro la scuola dove giocavamo a pallone, i calzini sporchi della sabbia rossa del campo di calcio del mio paese, il bancone metallico del Bar, una curva di una strada di campagna....
cose così, insomma.
A pensarci bene, io, non lo so... da dove vengo.

(16 Horsepower - Wayfaring Stranger)